About: La settima musa

Scritto il 28 agosto nel notizie

 

voto: 7.2/10

[attenzione spoiler]

Jaume Balageurò è noto per la serie cult di Rec, diventata un must per ogni horrorofilo che si rispetti. Prima di quella serie però aveva realizzato un ottimo film dal titolo “Fragile” e con questo “La settima musa” torna a un horror più soft e delicato che sfocia nel fantasy e nel romanzo.

Il film è molto bello da molti punti di vista, soprattutto per la trasposizione dell’idea (non originale) delle muse ispiratrici della poesia che in realtà nascondono tremendi segreti e poteri nei versi che ispirano. Elliot Cowan (Amore a altri disastri, Da Vinci’s demon -serie TV) è per noi stata una piacevolissima sorpresa nel suo ruolo, altrettanto brave le due protagoniste femminili principali Franka Potente (Lola corre, Blow) e Ana Ularu (Inferno). Ottimo anche Cristopher Lloyd (l’indimenticabile Doc di Ritorno al futuro) che non manca mai di caratterizzare in positivo i ruoli che gli vengono assegnati.

Ci piacerebbe assegnare un voto più alto al film perché è veramente un esercizio di sutile molto poetico che ormai nel cinema horror è molto raro. In alcuni momenti ci sono tornati alla mente le interpretazioni vittoriane di Cristopher Lee e Vincent Price quando la loro bravura doveva sostituire gli effetti speciali nei film di Roger Corman e Terence Fischer.

Purtroppo oggi questa cosa si è un po’ persa e se in un film non sono presenti scene gore, magari messe lì a casaccio per sopperire le carenze delle trama, qualcuno non li considera neanche più film horror.

A noi invece che abbiamo sempre considerato l’horror come espressione dell’arte gotica ,simili pellicole, in cui i registi provano a volare alto, non possono che far piacere.

Dicevamo che dobbiamo a malincuore dare un voto non elevatissimo perché il film presenta alcune carenze nella trama.

Brevemente, cercando di non svelare troppo.

Samuel Solomon professore “trendy” (grazie alla sua recente pubblicazione di successo) di letteratura al Trinity College di Dublino da un anno vive un’appassionata storia d’amore con una sua studentessa. Lei però si suicida nel bagno della sua casa per ragioni sconosciute.

Un anno dopo Samuel ha sogni intensi in cui vede una donna morire assassinata in un omicidio rituale. Dopo un paio di settimana scopre ai telegiornali che una donna a Dublino è stata uccisa come nel suo sogno. Quando illegalmente si introduce nelle casa c’è un’altyra donan che cerca nelel stanze e che ha avuto i suoi stessi sogni. I due trovano una fotografia nascosta e un misterioso manufatto (simile ad un uovo di Fabergè), Samuel prende la foto la ragazza il manufatto e si sperano di corsa per l’arrivo della polizia.

Le indagini che Samuel compie insieme alla sua collega e amica fidata Susan gli fanno scoprire un mondo esoterico che ha già ucciso dei poeti troppo curiosi. E anche lui comincia a ricevere visite molto sgradevoli da parte di queste entità femminili che gli chiedono la restituzione dell’imago, ovvero l’oggetto che ha trovato nella casa. L’ultimo die poeti che hanno avuto la sfortuna di avere a che fare con le muse gli intima di seguire le loro richieste o di fuggire e sparire per sempre.

Per restituire l’imago però deve rintracciare Rachel, la misteriosa ragazza nella casa, che si scopre essere una prostituta in un locale a luci rosse, costretta alla schiavitù dalla mafia dell’est che ha in mano il suo passaporto e la vita di suo figlio. Recupera l’oggetto mentre lei uccide il suo “protettore”, lo porta alle muse facendosi promettere che si dimenticheranno di loro. Ma l’oggetto risulta essere un falso.

È a questo punto che il film, pur restando gradevolissimo si complica terribilmente. Rachel si scopre essere una musa anch’essa seppur immemore, così come era una musa la donna uccisa nell’omicidio rituale a Dublino. Si intuisce che gli imago sono oggetti che racchiudono l’anima (o l’essenza stessa) delle muse ma a questo punto non è più chiaro se le quattro muse “malvagie” stanno cercando l’imago di Rachel, l’imago della musa assassinata o un’ultima musa nascosta la cui morte sarebbe letale per tutte le altre.

E soprattutto alla fine del film la domanda è inevitabile: “Scusate ma quella specie di uovo di Fabergè che fine ha fatto?”.

Il film procede gradevolmente ma non chiarisce tutti questi misteri ed è difficile catalogare questi come Mc Guffin ma ci sembrano davvero buchi enormi nella trama.

Per carità, capiamo che l’arte visiva, soprattutto se ispirata alla poesia non può essere sempre un giallo di Agatha Christie in cui torna tutto. Però, insomma, alla fine del film la confusione resta molto alta così come il sospetto che regista e sceneggiatori si siano persi dei pezzi per strada per motivi misteriosi.

J. Mnemonic

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