HILL HOUSE: I FANTASMI CHE CI PERSEGUITANO

 

The Haunting of Hill House” è la serie firmata Netflix che sta più facendo parlare di sé in questi ultimi giorni. Online dal 12 ottobre scorso, la serie è scritta e diretta da Mike Flanagan (regista di “Somnia“, “Oculus“, “Il gioco di Gerald“… insomma un nome, una garanzia) ed è basata, o meglio, liberamente ispirata al romanzo di Shirley Jackson “L’incubo di Hill House“, del 1959.  Per ora conta una sola stagione di dieci episodi da cinquanta minuti circa ciascuno, nei quali si raccontano le vicende di una famiglia che in passato ha vissuto un’estate a Hill House, ovvero in quella che sarebbe poi stata conosciuta come la casa più infestata d’America. Le vicende spaventose e drammatiche di quell’anno, hanno segnato la vita e i rapporti interpersonali di ogni membro della famiglia Crain. Chi è rimasto, è costretto a riunirsi in circostanze poco simpatiche da cui i fantasmi del passato riemergeranno più potenti e pericolosi che mai.

Essendo la serie uscita da pochissimo (e consigliatissima), la recensione sarà priva di ogni spoiler. Iniziamo a parlare della regia di Flanagan: ottima, davvero, da horror perfetto. Ci sono dei lunghi, lenti e angoscianti piani sequenza, un contrasto di geometrie perfette che ricorda l’Overlook Hotel, delle inquadrature che lasciano sempre col fiato sospeso, come se un fantasma potesse spuntare improvvisamente in camera in qualsiasi momento. Ma tutto ciò non esisterebbe se Flanagan non avesse scritto una sceneggiatura impeccabile. Il punto forte, in questa serie, sta nelle parole e nei dialoghi da oscar. C’è una profondità, uno spessore nella scrittura di ogni personaggio, senza escludere nessuno, che raramente si trova in un film horror oggigiorno. Ogni episodio è dedicato a un membro della famiglia e mostra il suo punto di vista. Lo spettatore si immedesima a tal punto che potrebbe immaginare di averli accanto, o di essere egli stesso uno degli infiniti fantasmi muti e invisibili di Hill House, seguendoli nei corridoi labirintici o aspettandoli nella spettrale stanza rossa. Flanagan fa un uso magistrale dei salti temporali: la serie è un ping pong tra passato e presente, i quali più si va avanti più tendono a confondersi, a sovrapporsi, fino a non distinguersi più. Gli eventi del presente si succedono in rapidissima successione, sebbene lo spettatore li percepisca come spalmati in più settimane. Ciò è dovuto al fatto che quei pochi giorni nei quali si svolge l’azione sono stati determinati da tutta una vita piena di fantasmi e mostri che si sono annidati nei meandri più reconditi della mente, nutrendosi delle paure dei Crain, fino a esplodere. Il finale non solo è l’inevitabile chiusura di un cerchio, ma è fatto di dialoghi struggenti e tocchi delicatissimi. Perfino Stephen King, il re dell’orrore, ha definito la serie un piccolo capolavoro.

Il cast, semisconosciuto a parte i nomi di Carla Gugino (“Il mai nato“, “Watchmen“, “Il gioco di Gerald” e altri), Michiel Huisman (noto soprattutto come Dahario de “Il trono di spade“) e Elizabeth Reaser (Ava di “Grey’s Anatomy“), è fenomenale! Delle interpretazioni davvero riuscite, anche quelle dei giovanissimi. Ci sono dei lunghi momenti in cui non c’è dialogo, gli attori comunicano solo con le loro espressioni, e ci troviamo sempre super coinvolti nelle emozioni dei personaggi interpretati.

La colonna sonora è degna di nota: drammatica per la maggior parte del tempo, diventa molto inquietante quando è necessario, passando dal dramma all’horror adrenalinico, in particolare tramite una nota, sempre la stessa, che segna intelligentemente lo scarto tra una cosa e l’altra.

L’horror, inoltre, qui non è solo fatto di jumpscares, ma si costruisce, piano piano, in un crescendo che tocca il culmine negli ultimi due episodi; è un horror di atmosfera e di tensione che affonda gli artigli nell’orrore quotidiano, nel dramma di una famiglia sconvolta da una tragedia, dove i fantasmi che infestano il cervello sono più pericolosi delle presenze di Hill House, perché seguono i personaggi altrove,  oltre le porte sigillate della villa in collina, oltre i confini degli States, fin dentro le loro nuove case, impedendo loro di andare oltre e lasciando tutti gli altri come personaggi secondari che orbitano distrattamente intorno al loro irrisolto interiore. Un orrore fatto di muri e barriere che si sgretolano da un momento all’altro per nulla, l’orrore dei traumi infantili che tornano a perseguitarci. Perché i mostri sotto il letto fanno paura solo se sei convinto che ci siano.

Voto finale: 10/10.

Ilaria Alleva

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