Su Glass e Michael N. Shyamalan

Scritto il 23 Gennaio nel notizie

[Giudizio 7.9/10]

[attenzione spoiler!!!]

 

Dopo aver visto Glass ed ascoltato i giudizi  che ha suscitato giudizi controversi e di tenore spesso diametralmente opposto, siamo andati nel nostro archivio di Imdb e abbiamo cercato di tirare le somme del nostro rapporto di amore-odio con Michael Night Shyamalan.

Abbiamo visto undici film (prima di Glass) del regista statunitense di origini indiane; eccoli in sequenza di uscita al cinema con i voti da noi assegnati su Imdb.

Il sesto senso – 10, Unbreakable – 9, Signs – 6, The village – 8, Lady in the water – 2, E venne il giorno – 3, L’ultimo dominatore dell’aria – 2, After Earth – 1, Devil – 7, The visit – 5, Split – 9

La media voto di Shyamalan prima di Glass è quindi un 5,6 che corrisponderebbe ad una sufficienza stiracchiata, quella che il professore di manica larga mette per promuovere l’alunno che gli sta simpatico ma non proprio meritevole.

Ma qui non siamo in presenza di un regista mediocre che fa il compitino per portare a casa la pagnotta, no il caso è molto più complesso.

Shyamalan è uno dei pochi (insieme a Brian de Palma ad esempio) che sa come usare la telecamera senza limitarsi alle inquadrature accademiche del campo lungo – campo corto, primo piano e contro campo. Non abusa di fotografie eccezionali con albe che sorgono da montagne innevate riflettendosi in un lago ghiacciato e non è un fanatico del ricopiare l’uso della lente tal de tali usata da Kubrick per riprendere un volto in controluce del lume di una candela.

Shyamalan sa usare la macchina da presa così com’è, creando suspense e facendoti vivere spesso l’angoscia dei personaggi. In più è bravissimo integrare nel montaggio le riprese classiche con quelle stile “documentario live” e quelle da videocamere di sorveglianza fisse.  

Per fare un esempio concreto in Glass la prospettiva della macchina da presa fissa che inquadra i poliziotti di lato mentre la bestia capovolge la macchina è assolutamente geniale.

Quello che non riusciamo a capire è perché a volte giri dei film con errori e buchi così plateali nella trama da rendere una storia completamente non credibile, che è la cosa peggiore per il suo tipo di film, anche quando magari il plot iniziale era discreto. Vedi Signs con gli alieni allergici all’acqua che scelgono di invadere un pianeta fatto al 90% di acqua, o The visit con la mamma americana che manda i figli di sei e dieci anni in un viaggio di centinaia di chilometri da soli, a conoscere i nonni che non hanno mai visto, con cui lei si era lasciata letteralmente a schiaffi, senza neanche dargli una foto dicendogli “occhio che i tuoi nonni sono questi non andare col primo che incontri alla stazione”.

Così come non riusciamo a capire come si possano produrre film come Lady in the water o After Earth che sono entrambi in corsa per il film più brutto mai realizzato (di certo vincono facile fra quelli con budget professionale) senza rendersi conto che la storia è meno che ridicola. Ad ogni modo il regista indiano ha una mente molto attiva e una grande immaginazione che gli invidiamo e, quando riesce a far quadrare i conti con la trama, il risultato è sempre ottimo.

Glass, come ormai noto, è il sequel di due film distanti quasi due decenni l’uno dall’altro: Unbreakable (2000) e Split (2017).

Bruce Willis in Unbreakable indossa i panni del “sorvegliante” David Dunn, indistruttibile, fortissimo e capace di sentire, sfiorandolo, chi aveva fatto del male ad altri. Prende coscienza del suo potere dopo un terribile incidente ferroviario in cui è l’unico superstite. Questo grazie alla guida di Elajah Price (Samuel L. Jackson), uomo afflitto dalla terribile malattia che rende le sue ossa fragili come il vetro. Per questo Elajah è convinto che, come nei fumetti i quali devono per forza avere un fondo di verità, ci deve essere nel nostro mondo un uomo indistruttibile che compensi la sua malattia. Il fatto è che per scovarlo era proprio lui che organizzava decine di disastri in cui perdevano la vita centinaia di persone.

Split invece racconta del povero Kevin Wendall Crumb così schizofrenico (a causa dei maltrattamenti subiti dalla madre)  da avere ventitré personalità diverse… ma è la ventiquattresima “la bestia” che si era nascosta alla sua psichiatra ad essere un terribile serial killer dotato di forza e abilità sovrumane.

Cosa hanno le due storie in comune? Come si scopre in Glass anche Kevin è stato creato dall’uomo di vetro, non direttamente come nel caso di Dunn ma perché il padre di Kevin è morto nello stesso incidente che aveva causato la nascita del sorvegliante.

Abbiamo quindi un villain e un hero entrambi creati dalla master mind la cui intelligenza è oltre ogni limite conosciuto. Uno schema classico dei fumetti.

I due super infatti sono destinati inevitabilmente a incontrarsi e a scontrarsi, ma il loro primo duello è interrotto dalla polizia che li chiude in un ospedale psichiatrico affidandoli temporaneamente alle cure dell’inquietante psichiatra scettica Ellie Staple (interpretata da Sarah Paulson) che ha già in cura Mr Glass (aka L’uomo di vetro) dopo gli eventi di quindici anni prima.

La psichiatra è di un razionalismo evidentemente irrazionale. Come ha fatto la bestia a piegare le sbarre di metallo? Perché erano vecchie. E le pallottole che non hanno effetto su di lui? Perché il fucile era umido e la polvere non aveva funzionato bene. Dunn  paga solo il fatto di voler tranquillizzare il figlio e mostrarsi imbattibile. L’acqua che annulla i suoi poteri? Un ricordo di un trauma infantile in piscina.

Il tutto mentre Mr Glass sembra restare assopito dai farmaci, fino al suo inevitabile risveglio quando vorrà rivelare al mondo la propria esistenza e quella dei due super in una lotta spettacolare all’inaugurazione della marvel tower (e dove sennò?). Un classico delle storie speciali in cui c’è  sempre lo showdown fra il buono e il cattivo.

Ma perché la mente suprema è così ossessionata dagli schemi dei fumetti? Perché in un mondo senza superpoteri siamo pieni di storie sui superpoteri e lui sta cercando una risposta a questo quesito, cosa sono queste storie di eroi? Perché i calzari di Superman ricordano quelli dei gladiatori? Perché le storie dei supereroi hanno così successo in tutte le generazioni?

Ecco quindi il colpo di genio di Shyamalan, arriva la società segreta che elimina i supereroi o prova a convincerli che non sono supereroi ma solo persone ossessionate da manie di grandezza quando questi poteri si manifestano. E ovviamente la dr.ssa Staple faceva parte di questo complotto.

Certo è una soluzione da fumetto, ma di quello stiamo parlando. Fumettisticamente parlando è geniale.

Il finale del film è un’apoteosi del colpo di scena in stile Shalyman. I tre non arriveranno mai alla marvel tower ma verranno barbaramente uccisi dalla squadra segreta della dottoressa Maple di fronte all’istituto psichiatrico. Mr Glass nelle ultime parole alla vecchia madre (cliché fumettistico) che gli chiede “Elajah, perché muori non avevi previsto la sfida finale come nelle storie special?” le risponde “No mamma, questa è sempre stata una storia di origine”.

La bestia viene uccisa mentre la bella (e dagli) tira fuori il suo lato umano, e il sorvegliante barbaramente ucciso in una pozza d’acqua per il bene dell’umanità che deve restare ignara dei suoi poteri.

Tutti vanno a casa. Tutti piangono. I reazionari, difensori dello status quo, esultano come negli ultimi diecimila anni, dice la Stample. Poi giri l’ultima pagina del fumetto, e scopri inevitabilmente che la Master Mind ha sempre un piano b.

In conclusione se assegniamo un voto alto 7.9/10 a Glass è perché lo abbiamo trovato convincente in cui torna, alla somma dei fatti tutto o quasi. Diamo un punto di meno rispetto ai due film di cui è il sequel perché  David Dunn, che in fin dei conti non ha nulla da nascondere, di fronte alle parole della psichiatra non spezzi semplicemente le manette a mani nude o non pieghi una barra d’acciaio finendola con questa sua umiliazione da parte di un arrogante iperrazionalista. Del resto il dilemma interiore se fosse davvero un super o no lo aveva affrontato e risolto quindici anni prima. Questo confronto con le argomentazioni della psichiatra non ha molto senso.

J. Mnemonic

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