Perché It-Welcome to Derry è un ottimo prequel
Ricordo ancora l’amaro in bocca all’uscita del cinema, dopo la visione di “It-Capitolo 2”. Per questo quando ho saputo che avrebbero fatto una serie su It diretta dallo stesso regista ero molto scettica e mi sono approcciata alla visione con il proposito di andarci coi piedi di piombo.
E invece…
Una serie entusiasmante
E invece ogni puntata era troppo corta, il tempo volava senza che si potessero staccare gli occhi dallo schermo (a differenza di Marce, lol). Se durante la prima puntata ho sentito fortissimo la sensazione di minestra riscaldata – perché dopotutto i losers sono tutti simili non solo nei film, ma in tutte le epoche e in tutte le parti del mondo – la brutale uccisione di quelli che credevo i protagonisti mi ha lasciato sgomenta come la decapitazione del fu Nedd Stark.
Un bel ritmo e la suspense sempre al massimo, in un climax di cui sembrava non vedere mai il massimo di curvatura, ci hanno regalato forse non la serie migliore dell’anno, ma sicuramente, per me, la più coinvolgente.
Tuttavia, non tutto è oro quel che luccica. Non lasciamoci accecare dalla luce dei defunti e rimaniamo lucidi. It-Welcome to Derry ha dei problemi, e grossi, di trama, e in particolare dei problemi giganti con un personaggio specifico. Ma voglio andare con ordine.
La tartaruga

Come ho già detto, la serie ha un bel ritmo e dei personaggi cui è impossibile non affezionarsi, anche se il fatto che sia un prequel e che alcuni siano i genitori dei nostri Losers preferiti non ci fa temere abbastanza per loro. Ma IL personaggio, per me, tra i più piccoli, è Richie: brillante, simpático, coraggioso, adorabile. Perciò, visto che era il più amato, era ovvio che succedesse proprio a lui quello che è accaduto al Black Spot. Quindi le scene dell’ultima puntata che lo coinvolgono le ho apprezzate ancora di più, perché non me le aspettavo e continuano ad essere coerenti con il messaggio di King all’interno del romanzo originale.
Altro grande personaggio è stato Dick Halloran: e chi se l’aspettava che il mentore di Danny Torrance avesse fatto una puntatina a Derry prima di fare rotta verso l’Overlook Hotel? È stato bello sbirciare nel suo passato, vedere come è maturato nella gestione del suo potere e quali sono i rischi della luccicanza.
La signora Kersh, per quanto terribile, incarna al 100% il Male che si annida sotto Derry: per un interesse egoistico, ma umano, comprensibile, compie delle atrocità inenarrabili, diventando senza rendersene conto una pedina fondamentale del gioco di It: colei che gli procura i pasti più succulenti. Ho apprezzato molto la tridimensionalità e il conflitto in gioco.
Anche Charlotte Hanlon mi è piaciuta molto: lei non viene contaminata dal Male come il resto della città, reagisce, si batte per i più deboli e… Spesso questo, come accade a molti nella realtà, la mette in guai molto seri. Ha dovuto cambiare città per le sue lotte razziali, eppure non demorde. Sono stata molto felice di vederla trovare uno scopo preciso nel finale. D’altronde, salvare il mondo tutti i giorni può diventare estenuante, e se si trova il modo di fare la differenza nel proprio piccolo credo sia molto più utile.
Ho trovato estremamente interessante l’espansione del world building, con la sottotrama dei nativi e delle pietre magiche. Adoro quando i fan (perché mi sembra evidente che Muschietti sia un grande fan di King) elaborano teorie per spiegare le origini del mostro. Tuttavia di questo parleremo anche per i difetti.
A livello tecnico, da semplice spettatrice appassionata, ho notato la differenza nelle scelte di regia tra gli episodi diretti da Muschietti e quelli diretti da altri. È innegabile che Muschietti abbia una sua cifra stilistica, caratterizzata in particolar modo dal grottesco. Nel capitolo 2 avevo trovato questo grottesco piuttosto fastidioso, ridicolo, finto. Sebbene qui ci siano diverse scene che rispecchiano tale tendenza, non mi hanno dato fastidio, anzi!
Quando It compare sullo schermo è inquietante come non mai, anche nei balletti assurdi, nelle corse sul ghiaccio,
ma soprattutto quando uccide. Senza pietà, con gli occhi gialli che brillano nel buio come quelli dei più pericolosi predatori. L’ultima puntata è un capolavoro horror a livello visivo: le atmosfere, la fotografia… Tutto mi ha messo i brividi.
E infine un grandissimo applauso per la sigla: la vocina allegra che canta quelle parole inquietanti mentre sullo schermo viene mostrato un fumetto dai toni sempre più cupi e catastrofici. B r a v i !
La divoratrice di mondi
Nonostante tutto, però, non posso passare sopra a certe incoerenze di trama, a partire da un personaggio: Leroy Hanlon. Muschietti ma che fai? Mi crei un personaggio che non prova paura e poi me lo fai spaventare tutto il tempo? Leroy Hanlon era un asso nella manica da giocarsi bene, anche se era di scrittura particolarmente difficile. È il problema degli invincibili: come puoi renderli interessanti se non possono essere sconfitti? Qui Leroy ha avuto la peggio, ma non ho mai percepito che stesse davvero sfruttando il suo potere. A me è sembrato solo un padre spaventato per la maggior parte del tempo.
La sottotrama dei nativi: idea interessantissima… Peccato che faccia porre domande come: perché queste pietre non le avete messe più strette? Perché non avete continuato in uno spazio ancor più ridotto una potenziale arma di distruzione di massa? Perché non avete provato a ucciderlo mentre dormiva ricavando altre daghe dalle pietre? Perché i nativi non subiscono l’influenza malvagia di It? Se hanno dei rimedi, come mai non li condividono con gli altri abitanti? Spero che le risposte a queste domande verranno date nelle prossime stagioni.
La sottotrama dei militari è un po’ borderline per me: da un lato mi sembra che sia la prima volta che li vedo inseriti in maniera sensata all’interno di un contesto simile (dopotutto siamo tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, in pienissima guerra fredda). Mi è piaciuta la critica sociale che ha inserito Muschietti, sia nella componente razziale che in quella della gestione del potere: il potere spesso è ottuso e fa più danni di quanti ne risolva. Ma da un generale, un generale che ha visto cosa potesse fare It, ci si aspetta un po’ più di buonsenso. Invece, Francis Shaw, in pieno delirio di onnipotenza, Libera ciò che l’aveva terrorizzato da bambino. Ci poteva stare, ma credo che avrebbero dovuto fare più esperimenti su come eventualmente contenere un mostro del genere.
Tirando le somme…
It-Welcome to Derry è una serie perfetta? Assolutamente no. La riguarderò mille volte? Probabilmente sì. Sulla voragine di trama creata dai nativi per ora sospendo il giudizio e spero di vedermi accontentata da un’eventuale spiegazione fornita nelle prossime serie. Tuttavia mi sento di dare non meno di un 8/10. E chissà che cosa ci riserva il… Passato di Derry.
Ilaria Alleva
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