IL BUCO: la cinica consapevolezza del mondo.

Scritto il 21 Aprile nel notizie

Il Buco è il film del momento, tutti ne hanno già parlato e hanno espresso i propri pareri. Credevate che ce lo fossimo perso? No. Ma è un film il cui parere va espresso a freddo.

LA TRAMA

Il plot è tanto semplice quanto avvincente: per via di un esperimento sociale, delle persone vengono messe in una struttura che si sviluppa in altezza, una coppia per ogni piano. Al centro di ogni piano c’è un buco attraverso cui ogni giorno un tavolo pieno di leccornie scende dal primo piano in alto fino all’ultimo, per poi risalire alla massima velocità durante la notte. Ogni mese c’è una rotazione casuale. Il punto è che chi sta ai primi piani si ingozza e così facendo lascia a bocca asciutta chi sta nei piani più bassi, nonostante il cibo in teoria, se razionato, potrebbe bastare per tutti. Nessuno sa quanti piani ci siano in totale. Le persone (ignare) sono entrate nel programma o per scelta volontaria (e in questo caso il tempo di permanenza è limitato) o per scontare una pena. Tutte possono scegliere un solo oggetto da portare con sé. Il protagonista, Goreng, sceglie di portarsi un libro, il Don Chisciotte. Ben presto scopriamo che non è stata una scelta saggia. Potete immaginare cosa succeda quando si è in stanza con uno sconosciuto e non si mangia da settimane…

I PERSONAGGI E IL SIMBOLISMO: Variazioni umane.

La scelta degli oggetti cui i personaggi sono legati non è affatto casuale e denota subito i loro profili: Goreng è l’alter ego del protagonista del libro che ha scelto, un ingenuo che combatte coi mulini al vento. Nel buco i suoi principi non valgono nulla. Al contrario, Trimagasi, il suo primo compagno, è un assassino, pronto a tutto pur di sopravvivere. Il coltello affilatissimo è esemplificativo della sua natura feroce e della psicosi che l’uomo sviluppa nella società consumistica (infatti scopriamo che ha ucciso un uomo tirandogli un televisore, irritato dalla pubblicità). Baharat è il cittadino del basso ceto che tenta la scalata borghese, ma che resta intrappolato nel suo strato sociale perché schiacciato da chi è più in alto di lui (ed è anche una rappresentazione della discriminazione razziale). Miharu è invece la rappresentazione dello stato più animalesco dell’essere umano, l’istinto feroce di una mamma che cerca il suo cucciolo, la totale rinuncia alla razionalità. Infatti, Miharu non solo uccide a sangue freddo e con ferocia, ma non parla. La rinuncia alla parola è un segno evidente della rinuncia all’umanità.

I PERSONAGGI E IL SIMBOLISMO: Una società malata.

L’intero assetto del buco è una rappresentazione della società consumistica, in cui chi ha di più vuole sempre di più e se ne frega del prossimo, e chi ha di meno è troppo affamato per organizzarsi e cambiare le cose. I poveri si fanno la guerra tra loro per le briciole, mentre i privilegiati si abbuffano. Poco importa se uno dei primi piani sa che il mese successivo potrebbe finire in uno degli ultimi: finché può si ingozza e se la gode. Imoguiri, impiegata dell’amministrazione che si offre volontaria per l’esperimento dopo aver scoperto di avere una malattia terminale, si porta il suo cagnolino: è la rappresentante delle regole del vivere civile e dello Stato. Confida nella natura buona dell’essere umano, auspicando la solidarietà spontanea, chiedendo gentilmente di razionare il cibo a quelli dei piani inferiori. Ma questo risultato viene ottenuto solo con le minacce, e non da lei. Imoguiri rappresenta infatti anche l’ottusità e la cecità della burocrazia, inconsapevole persino di sé stessa. Le sue regole non possono che soccombere a quelle violente dello stato di natura. Lo Stato di Diritto è possibile solo con il benessere sociale diffuso. Imoguiri, inoltre, ha il cancro: il suo organismo csta collassando su sé stesso. La bambina dispersa, la figlia di Miharu, è la vittima sacrificale di tutto questo meccanismo di lotta sociale. Infatti è invisibile e addirittura inesistente per chi fa le leggi di questa società. Ma la sua innocenza e la sua purezza sono le basi per sperare in un futuro migliore.

COSA CI È PIACIUTO (Spoiler)

Il film è di una crudezza disarmante. Non risparmia assolutamente nulla, né le scene di cannibalismo, né quelle più degradanti. La critica feroce e impietosa che si fa alla società e anche il sostanziale giudizio negativo sulla natura umana, fanno de Il Buco una piccola perla. La fotografia è sempre fredda, asettica. Non c’è alcun calore nelle relazioni umane, se non quello del sangue che sgorga. Tremendo. La costruzione della tensione è davvero ben riuscita, tiene sospesi fino a poco prima del finale. Il realismo estremo è un grande punto di forza perché dà concretezza e sostanza a una rappresentazione prevalentemente simbolica che rischiava di scadere nella retorica.

COSA NON CI È PIACIUTO (Spoiler)

Peccato che Il Buco mandi in vacca il realismo proprio sul più bello: il protagonista è in un’ottima posizione, un mese ancora e potrà tornare a casa. Il suo nuovo compagno di stanza sembra un compagnone, dotato di un ottimismo ai limiti del sopportabile in una situazione del genere (ma che presto gli si ritorce contro). Goreng decide che bisogna fare qualcosa: scendere fino in fondo salendo sulla piattaforma e cercare di far mangiare tutti. Ma i piani sono più di quanto lui si aspetti e più si scende più si trova gente disposta a uccidere per avere un pezzo di pane. La situazione si complica, più si va giù più c’è violenza, morte, desolazione. E poi, all’ultimo piano, c’è la figlia di Miharu. Una bambina di cinque o sei anni che per chissà quanti mesi è sopravvissuta sia alla fame che alla violenza. Viene sfamata e spedita su, sul tavolo che torna in alto a velocità supersonica, mentre Goreng scende ancora di un piano, nell’oblio che, immaginiamo, sia quello della morte. Il finale è troppo allegorico, tradisce le premesse del film, è poco concreto. Ed è deludente. Non si sa poi che fine farà la bambina. Non si sa se l’esperimento finirà o meno. Tutto è lasciato all’interpretazione dello spettatore.

CONCLUSIONI

Consiglierei Il Buco? Tutto sommato sì. Sicuramente c’era bisogno di un maggiore sviluppo della parte finale: ho avuto come l’impressione che a un certo punto si fossero accorti di aver finito il tempo e siano arrivati alla conclusione con troppa fretta, lasciando troppe cose al caso e troppe domande irrisolte allo spettatore. Le interpretazioni possono essere molteplici, ma ho il sospetto che sia stata una mossa furbetta per giustificare le incongruenze finali. Ciò non toglie che, fatta eccezione per gli ultimi minuti, sia un gran bel film. Decidete voi se sia ottimista o meno. Fateci sapere le vostre chiavi di lettura!

Voto finale: 7/10.

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